Articolo della Presidente Vanessa Migliosi pubblicato su Superando
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«Dopo nove anni dall’approvazione dei “nuovi” LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), le persone sorde sono ancora private del loro diritto ad accedere a protesi acustiche digitali personalizzate e adeguate con aggiornamenti tecnologici»: lo scrive Vanessa Migliosi, partendo da un recente provvedimento della Regione Lazio e spiegando nel dettaglio perché, su tale materia, serve un urgente intervento normativo a livello nazionale
Come presidente dell’Associazione Movimento LIS Subito mi occupo di tutte le tematiche relative alla sordità, comprese quelle riguardanti le protesi acustiche digitali. Vorrei qui evidenziare le serie e numerose criticità presenti nel documento del Lazio Nomenclatore Regionale per gli Ausili per l’udito (Deliberazione n. 889 del 9 ottobre 2025, pubblicata il 14 ottobre 2025). Questo provvedimento rappresenta un grave passo indietro per i diritti delle persone sorde, donde l’urgenza di sollevare la questione.
Nonostante dunque il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) del 12 gennaio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017, avesse introdotto nel Nomenclatore Tariffario le protesi acustiche digitali in sostituzione di quelle analogiche, ormai obsolete, la mancata attuazione di esso ha bloccato per anni l’accesso a dispositivi moderni e adeguati. Le Regioni, infatti, non sono mai riuscite ad espletare le procedure di acquisto pubblico, come previsto dalla nuova normativa, continuando ad applicare il vecchio tariffario del Decreto Ministeriale 332/99, che prevedeva un contributo di 744,06 euro per l’acquisto di una protesi analogica.
Al fine di implementare le disposizioni del DPCM del 12 gennaio 2017, la Regione Lazio aveva adottato la Determinazione n. G16535 del 30 novembre 2017, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione (BURL) n. 100 del 14 dicembre 2017 che, in attesa dell’espletamento dei bandi di gara, prevedeva l’applicazione della «procedura extra-tariffario» dietro presentazione di tre preventivi. Una procedura un po’ farraginosa, ma che permetteva di ottenere le protesi acustiche digitali personalizzate con un contributo che copriva completamente il costo delle protesi stesse.
Purtroppo, quella Determinazione Regionale è stata sostituita dalla recente citata Deliberazione n. 889 del 9 ottobre nella quale, con grande disappunto, vengono definite le tariffe massime di rimborso per ciascuna protesi, un rimborso irrisorio di 665 euro per una protesi (1.330 euro per entrambe), cifra ancora più bassa più bassa rispetto a quella dei vecchi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) del Decreto 332/99, che aveva previsto, come detto, un rimborso di 744,06 euro per una protesi (1.488,12 euro per entrambe)! Sempre in base a questa Deliberazione, poi, per i minorenni è stato stabilito un rimborso di 1.263 euro per una protesi (2.526 euro per entrambe), importo comunque ancora molto inferiore rispetto ai prezzi di mercato.
Da informazioni avute per vie brevi, questo provvedimento è stato emanato ricalcando le indicazioni nazionali del Ministero della Salute di cui le Regioni e gli addetti ai lavori dispongono di una bozza non ancora pubblicata (Relazione Illustrativa al DPCM – Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante Primo aggiornamento del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017 in materia di livelli essenziali di assistenza, con Nota del 15 aprile 2025, DAR-0006781-P-17/04/2025).
Ebbene, questa Nota del 15 aprile 2025 non solo conferma l’obbligo di bandi di gara, modalità che priva la persona sorda della libertà di scelta dell’audioprotesista, ma fissa anche il rimborso massimo di 665 euro per protesi, come si è sopra detto, pari a 1.330 euro per entrambe le protesi, tariffa – come indicato dalla stessa Nota Ministeriale – basata su stime del 2012, prendendo come riferimento un accordo tra INAIL, ANA (Associazione Nazionale Audioprotesisti) e ANAP (Associazione Nazionale Audioprotesisti Professionali) del 30 novembre 2012, che aveva stimato in 1.000 euro il prezzo di una protesi digitale di ben tredici anni fa. Si tratta ormai di un valore del tutto fuori mercato. Un’indagine sui prezzi delle protesi, effettuata nel 2024 dall’AGCM (Autorità del Garante della Concorrenza e del Mercato) ha evidenziato infatti un dato allarmante: in Italia il prezzo medio di una protesi acustica digitale varia tra 1.500 e 2.100 euro, con punte che raggiungono i 5.000 euro per i modelli di fascia alta (paragrafo V, punto 117, grafico 6). Si tratta di valori superiori rispetto a Paesi come la Francia, e ciò avviene nonostante in Italia i sostegni pubblici all’acquisto siano inferiori. Malgrado questo, come detto, la Nota Ministeriale del 15 aprile 2025 ha fissato per i minorenni un rimborso di 1.263 euro per una protesi, cifra sempre molto inferiore ai prezzi reali di mercato, con una disparità ancora più grave di trattamento per gli adulti, rispetto ai quali il rimborso rimane fermo a 665 euro per un dispositivo, importo che non copre nemmeno la metà del costo medio, costringendole persone sorde a sostenere personalmente costi di migliaia di euro per poter accedere a protesi di alta qualità.
Tale situazione priva gli adulti sordi del diritto all’integrazione lavorativa, sociale e familiare, generando isolamento e marginalizzazione, con ulteriori costi per la collettività. La discrepanza è evidente: mentre gli impianti cocleari – che hanno un costo molto più elevato – sono rimborsati al 100%, le protesi acustiche digitali, indispensabili per migliaia di persone sorde, restano escluse da un sostegno adeguato.
Molte Regioni, come la Toscana e il Lazio, hanno già recepito queste indicazioni nazionali, fissando rimborsi irrisori e aggravando la discriminazione. È pertanto urgente un intervento normativo che adegui le tariffe ai reali prezzi di mercato e garantisca finalmente alle persone sorde un accesso equo e dignitoso alla tecnologia audioprotesica.
Da sottolineare anche che le Associazioni di categoria delle persone con disabilità uditiva non sono state consultate, mentre hanno avuto voce esclusivamente le Associazioni di audioprotesisti, interessate a mantenere il sistema della “riconducibilità” che trasferisce sui pazienti differenze economiche insostenibili.
Inoltre, il collocamento delle protesi acustiche nell’Elenco 2A del Nomenclatore è errato: si tratta infatti di dispositivi che, pur essendo di serie, devono essere personalizzati e regolati ad personam da un tecnico audioprotesista, come ribadito dal Regolamento Europeo (Legge 53/21, in attuazione del Regolamento UE 2017/745 sui dispositivi medici) che classifica gli apparecchi acustici come «dispositivi medici predisposti su misura da parte di un professionista sanitario», in continuità con quanto già previsto dal Decreto Ministeriale 332/99. Anche il CONSIP ha evidenziato che un sistema basato su bandi di gara non è appropriato per «gli ausili di serie che necessitano di una personalizzazione, come gli ausili per l’udito».
Nonostante tutto ciò, le protesi acustiche continuano ad essere collocate nell’Elenco 2A del DPCM sui LEA, come “ausili di serie”, e non nell’Elenco 1, riservato agli ausili su misura, scelta, questa, che priva le persone sorde del diritto a un’assistenza personalizzata e adeguata, costringendole, come già sottolineato, a sostenere costi elevatissimi per ottenere dispositivi di qualità.
Dopo nuove anni dall’approvazione dei “nuovi” LEA, dunque, le persone sorde sono ancora private del loro diritto ad accedere a protesi acustiche digitali personalizzate e adeguate con aggiornamenti tecnologici. Va quindi ribadito che per superare questa impasse è indispensabile un immediato intervento normativo a livello nazionale che riclassifichi le protesi acustiche digitali come “ausili su misura” (Elenco 1 del Nomenclatore); definisca tariffe congrue e coerenti con i reali prezzi di mercato; istituisca un osservatorio dei prezzi internazionali che includa anche le prestazioni professionali di fitting e follow up. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile garantire un’assistenza audioprotesica moderna, equa e rispettosa della dignità delle persone sorde, oggi ancora escluse da un diritto essenziale.

L’immagine inserita è stata generata con l’AI